Maria Maddalena apostola apostolorum o peccatrice:un punto di osservazione

Da appassionata di storia sociale e di storia delle religioni mi trovo, da sempre, ad approfondire tematiche che, per la loro stessa natura, risultano spesso piuttosto spinose. D’altronde siamo cresciuti imbevuti nel brodo di coltura universale con cui Santa Romana Chiesa ha alimentato l’immaginario comune, il che non sempre ci consente di analizzare con lucida oggettività concetti molto spesso acquisiti per cieca accettazione. Tuttavia, volendo utilizzare un metodo di analisi il più possible avaloriale ho cercato di prendere le distanze, in chiave di mero approfondimento, dagli insegnamenti che, aventi rango di “verità assolute”, la Chiesa ci ha voluto trasmettere in merito alla Sacra Famiglia. Mi perdoneranno i meglio definiti benpensanti, se sul tema mi spingo ad evidenziare che già a partire dal IV secolo risultava profondamente radicata una certa diffidenza verso le relazioni coniugali, per non definirla come una vera e propria convinzione distorta sull’intimità all’interno della coppia canonicamente costituita. Numerose le autorevoli voci tra le quali quella di Taziano, convinto che i rapporti sessuali fossero un’invenzione del diavolo, con la diretta conseguenza che una vita cristiana potesse realizzarsi solo all’interno dei “vincoli della verginità”. Su questa stessa linea di pensiero sant’Agostino, uno dei padri fondatori della chiesa, sosteneva che “nessuna cosa sviliva il pensiero umano più di una carezza di una donna o di quella di corpi senza cui non è possible avere una moglie”.

Date le suindicate premesse mi viene da pensare che, probabilmente, queste convinzioni distorte sull’intimità coniugale abbiano contribuito a delineare, attribuendogli delle caratteristiche piuttosto specifiche e lontane da quelle reali, le figure di Maria, Giuseppe e Gesu’. Così, Maria e Giuseppe non avrebbero avuto altri figli al di fuori del Nazareno e il  loro matrimonio sarebbe stato casto. Tuttavia, volendoci basare esclusivamente sulle sacre scritture possiamo rilevare che nel Vangelo di Matteo si legge “ Mentre Gesu’ parlava ancora alla folla, sua madre e i suoi fratelli, stando fuori in disparte, cercavano di parlagli” (Mt 12,46). Lo stesso concetto viene ripreso più avanti quando l’evangelista afferma: “Sua madre non si chiamava Maria e i suoi Fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle non sono tutte tra noi?”. (Mt 13,55 – 56). Mi sembra, quindi, difficile da accettare, almeno se ci basiamo sui vangeli canonici, ossia quelli considerati dalla chiesa come gli unici validi, quelle affermazioni in base alle quali Giuseppe e Maria non avrebbero avuto altri figli oltre a Gesu e che il loro matrimonio sarebbe stato casto.

Non sarebbe corretto, pertanto, credere semplicisticamente valido quanto sopra solo perchè affermato dalla chiesa così come non lo sarebbe altrettanto ritenere che Gesù non si sarebbe spostato. Su questo punto, infatti, nelle sacre scritture non c’è alcun riferimento, così come non è presente alcuna affermazione che dica che Egli abbia fatto promessa o voto di castità. Certo è che al tempo in cui visse il nazareno, la tradizione giudaica considerava il matrimonio come “l’adempimento al comandamento di Dio di crescere e moltiplicarsi”. Il teologo tedesco Ben-Chorin a tal proposito sostiene la tesi in base alla quale “i genitori di Gesù, come era l’usanza dell’epoca, fossero andati alla ricerca di una moglie adeguata per lui, e che lui, come tutti i giovani del tempo, soprattutto quelli che studiavano la Torah, si sarebbe sposato”. D’altro canto, continua il teologo “se Gesù non si fosse sposato, sarebbe stato certamente criticato e ripreso per questa mancanza, da tutti quei farisei che gli si opponevano. Inoltre San Paolo, nel sostenere le ragioni a favore del celibato avrebbe dovuto citare come esempio, molto verosimilmente, la vita di Gesù. Cosa che, di fatto, non fece. Se però non ci sono elementi che possono provare se Gesù fosse veramente sposato così come non si hanno riferimenti nelle sacre scritture a Maria Maddalena come sua sposa,  è opinione diffusa, invece, che esistesse un nucleo di credenze appartenenti ad una eresia largamente estesa durante il medioevo e come tale attaccata dalla chiesa in quanto faceva riferimento proprio al presunto matrimonio tra Gesù e la Maddalena.

Myriam di Magdala, conosciuta come Maria Magdalena è citata in quasi tutti gli scritti cristiani dei primi secoli.

E’ Maria di Magdala che assiste alla morte di Gesù sulla croce dopo averlo accompagnato, diventandone successivamente il primo testimone della resurrezione
(Gv 20, 11-18). Ed è sempre Lei che si reca “ad annunziarlo ai suoi seguaci che erano in lutto e in pianto e che, udito che era vivo ed era stato visto da lei, non vollero credere.”  (Mc 16, 9 -11)

Una figura, quindi, di grande importanza al punto da comparire numerose volte anche nei cosiddetti vangeli apocrifi e in quelli gnostici scritti in lingua copta intorno al III secolo e rigettati dalla chiesa perché considerati falsi: l’apostola apostolorum, colei che Gesù amava più di tutti”.

In modo particolare, nel vangelo di Maria Maddalena e in quello di Filippo sembrerebbe configurarsi, chiaramente, un tipo particolare di relazione esistente tra lei e il Salvatore, tale da avere fatto pensare  che la Maddalena sia stata la sua sposa. Nel vangelo di Maria, in modo peculiare, Pietro a lei rivolgendosi afferma con chiarezza “Sorella nostra, noi sappiamo che il Salvatore ti amava più delle altre donne (10, 1-5). Il vangelo più esplicito sul tema di una presunta relazione tra Maria e Yeshua rimane, invece, quello di Filippo nel quale si legge “tre donne camminavano sempre con il Signore; Maria, sua madre, la sorella di lei e Maddalena, detta la sua compagna (59, 6-11). In un altro passo il vangelo prosegue “Gli altri discepoli dissero: Perché la ami più di quanto ami noi? Il Salvatore rispose loro: Perché non amo voi come amo lei?”. E ancora più avanti “La compagna del Figlio è Maria Maddalena. Il Signore amava Maria più di tutti i discepoli, e spesso la baciava sulla bocca. Gli altri discepoli vedendolo dicevano perché la ami più di noi tutti? (64, 1 – 10).

Per ciò che concerne, invece, i vangeli canonici, è opportuno sottolineare che la tradizione antica, pur chiamandole in modo diverso, tende a far coincidere le tre donne ossia Myriam la peccatrice; Myriam di Betania e Myriam di Magdala.

In realtà, l’aspetto che più di ogni altro ha fatto conoscere ai posteri questa figura controversa è quello della peccatrice che in casa di Simone il fariseo troviamo ai piedi di Yeshua (Luca 7, 37-39 e 44-49).

Nei Vangeli, quindi, si dice di Lei che fosse una peccatrice e non una prostituta come successivamente, lato sensu, è stata appellata.

Ad ogni modo, l’aspetto veramente curioso è che in nessun passo dei vangeli canonici, è specificato di quale peccato si sia macchiata.

Di contro, da una lettura dei vangeli gnostici (da gnosis – conoscenza), sembrerebbe che il suo più grande peccato fosse il desiderio di conoscenza, la voglia tenace di condividere gli studi allora riservati agli uomini. Questo sarebbe bastato a farne una donna pericolosa e peccatrice perché non conforme alle leggi di una società in cui alle donne era negato il diritto di accedere alla conoscenza e di studiare i dettami della Torah. I discorsi che tiene a Pietro, pertanto, non possono che provocarne l’irritazione:

“Pietro soggiunse: E’ possibile che il Maestro si sia intrattenuto così con una donna, su dei segreti che noi stessi ignoriamo? Dobbiamo cambiare le nostre abitudini, ascoltare tutti questa donna? Egli l’ha veramente scelta e preferita a noi?”. (Vangelo di Maria 17, 9-20).

Maria di Magdala, quindi, è anche la confidente di Yoshua, l’iniziata che trasmette i suoi insegnamenti più profondi, l’Apostola Apostolorum, colei che Cristo amava più di tutti e colei che più tardi sarà, da alcuni, considerata la vera fondatrice del Cristianesimo.

Il Vangelo di Maria ritrovato ad Hag Hammadi nel 1945, in modo particolare, testimonia l’esistenza di un altro tipo di conoscenza, diverso da quello cui aveva accesso il mondo maschile. Ecco perché si può dire che si contrappongono, in un certo qual modo, il mondo del Nous ossia dell’anima creatrice e immaginatrice cui hanno accesso solo spiriti “Angelici” con il mondo del reale legato alle percezioni.

In questo senso, ad esempio, va letta l’affermazione di alcuni studiosi che sostengono che “Tutto il Cristianesimo sia nato dall’immaginazione creatrice di una donna” che deve essere interpretata come sintesi tra spirituale e fisico.

Al di là delle considerazioni che ho voluto fare in questo mio articolo e che possono essere più o meno condivisibili a seconda del grado di apertura con cui ci si approccia agli eventi storici, la Maddalena rimane un personaggio talvolta magnificato altre minimizzato quando non palesemente bistrattato.